Cefalù – Chiese di Cefalù

CHIESA DI MARIA SS. DELLA CATENA

SITO: in Piazza Garibaldi, presso il luogo dove sorgeva l’antica Porta Reale.

NOTIZIE STORICHE: la costruzione della chiesa viene compiuta nel 1780, ovvero nel periodo di massima agiatezza e rilevanza politica della famiglia committente, i Legambi, che dal 1659 ai primi decenni dell’Ottocento ricoprirono più volte, a Cefalù, ruoli istituzionali. La realizzazione dell’edificio sacro ebbe dunque luogo sette anni prima che venisse demolita la Porta Reale, inserita nel contiguo sistema di mura megalitiche e in seguito ricostruita col nome di Porta Maggiore. Nel 1790 Don Pietro Legambi fonda il Collegino dell’Addolorata, che avrebbe dovuto dare asilo a sette donne prive di mezzi e che prestò la propria opera almeno fino ai primi dell’’Ottocento.
Il motivo per cui la chiesa fu altresì intitolata a Maria SS. della Catena è da attribuirsi a quanto avvenne nel maggio del 1900 quando, parroco il sacerdote Rosario Molinari di Castelbuono, fu richiesta nell’Addoloratella una messa votiva in onore della Madonna della Catena. Sembra che il sacerdote, interpretando tale richiesta quale segno divino, pensasse di promuovere all’interno della sua chiesa tale culto, nato a Palermo in seguito ad un evento miracolosa verificatesi nel 1932, sotto il dominio aragonese.
A questo proposito il Mongitore tramanda che, dovendo tre condannati essere giustiziati in Piazza Marina, la Vergine fece scatenare una tempesta, a causa della quale l’esecuzione fu rimandata e i tre vennero rinchiusi nella vicina chiesa. Qui, durante la notte, la Madonna avrebbe sciolto i ceppi dei condannati che, datasi alla fuga e presto catturati, ottennero la grazia in virtù del miracolo loro concesso dalla Vergine. Qualche tempo dopo la chiesa che li aveva accolti fu dedicata a Maria SS. della Catena. Nell’omonima chiesa cefaludese, il 18 agosto 1901 si celebrava il primo anniversario dell’esposizione di una immagine su tela della Madonna (cm 80×55). La prima domenica del marzo 1902 fu benedetta una statua della Vergine, eseguita a Roma, e un anno dopo ebbero luogo le inaugurazioni del nuovo altare e della cappella.
La collocazione della chiesa presso la Porta Reale uno dei principali accessi alla città fin dall’età ellenistica, è da porsi in relazione con il rituale secondo il quale i vescovi, nel fare il solenne ingresso nella diocesi, indossano i sacri paramenti proprio in questa chiesa, prima di iniziare il corteo lungo le vie cittadine.

DESCRIZIONE: Il settecentesco prospetto in blocchi di tufo giallo, è caratterizzato da una loggia costituita da un ampio arco a tutto sesto sorretto da due coppie di pilastri con capitelli ionici. Ai lati dell’arco sono ricavate due nicchie nelle quali sono collocate due statue litiche. Al centro della facciata, al di sopra dell’arco, tra due coppie di finestre è ricavata una terza nicchia ospitante la statua della Madonna. Dalla loggia, tramite alcuni gradini, si raggiunge il portale che dà accesso alla chiesa: questa presenta un impianto ad una sola navata, privo di abside e transetto. Al suo interno, su cui si aprono le finestre del prospetto principale e quelle ricavate nel fianco meridionale, si nota l’altare, addossato alla parete di fondo del presbiterio.
Sempre all’interno vi è una statua raffigurante Sant’Espedito. Alla sinistra del prospetto, si trova un’edicola dedicata a san Rocco, patrono tutelare della città, venerato anche nella chiesa dell’Annunziata, dove si ergeva un altare costruito per il santo probabilmente tra il 1522 ed il 1530, quando in Sicilia divampò la peste, sconfitta, secondo la credenza popolare, per sua intercessione. Un altro altare dedicato al santo si trovava nella chiesa di Sant’ Antonio da Padova.
Sulla torre campanaria, nella cui base sono inglobati i resti delle antiche mura megalitiche, sono collocati due orologi, per l’installazione dei quali si restaurò la torretta e si elevò di un piano per consentire l’inserimento degli ingranaggi all’interno della struttura.  

CHIESA DELLA SS: TRINITA’

SITO: Sorge su via Costa e si attesta, insieme ai corpi di fabbrica del convento di San Domenico, alle pendici della rocca, chiudendo con le cuspidi dei due campanili il profilo segnato dalle alte torri della Cattedrale, dalla grande mole della rocca e dai tetti delle case ad essa abbarbicate.

NOTIZIE STORICHE: La chiesa della SS. Trinità, annessa al convento di San Domenico, oggi non è officiata. E’ probabile che preesistesse all’impianto del convento, anche se non nelle forme e nelle dimensioni attuali. Sappiamo da Benedetto Passafiume che i Domenicani costruirono il loro convento in un luogo alto della città, presso la chiesa della SS. Trinità , che a sua volta doveva appartenere alla Confraternita dello stesso titolo. Questa Confraternita è di origine antica e si ha notizia della sua esistenza fin dal 1430. Le fonti ci dicono che alla prima costruzione dovette sostituirsi una nuova fabbrica nel secolo XVI per effetto delle elargizioni di Donna Isabella Catania sorella del domenicano Frà Luigi Catania, la quale lasciò il suo patrimonio alla chiesa perché fosse ampliata e nobilitata, affidando l’esecuzione prima al fratello e poi a Frà Cipriano Carrozza. A questa ricostruzione della chiesa, secondo una tradizione costante ma non documentata, avrebbe collaborato lo scultore ed architetto cefaludese Jacopo Lo Duca, discepolo di Michelangelo.
Il convento, eretto a Rettoria, è stato restaurato. La chiesa, che della Rettoria fa parte, sarà anch’essa oggetto di restauro e poi riaperta al culto.

DESCRIZIONE: Planimetricamente la chiesa si presenta divisa in tre navate da due file di colonne sormontate da archi intervallati dalle seliane. All’abside centrale si affiancano due absidiole laterali. La facciata, semplicemente intonacata, è movimentata da un bellissimo portale decorato con motivi floreali, festoni e testine di angeli.

CHIESA DI SANTO STEFANO

SITO: La chiesa del Purgatorio prospetta sulla piazzetta G.B. Spinola che si apre su corso Ruggero.

NOTIZIE STORICHE: Lo spazio ora occupato dalla chiesa del Purgatorio, prima della sua costruzione, ospitava diversi immobili ed era delimitato, a nord e a sud, da due strade, rispettivamente la vanella si S.Margherita e dalla vanella di S.Stefano; tra le costruzioni comprese la chiesa di Santo Stefano e la Cappella di Santa Margherita.
 La cappella di Santa Margherita, fondata nel 1466 dalla nobile famiglia Giaconia di Cefalù, si trovava nello spazio oggi occupato dalla cappella di Santo stefano; nel 1626 viene stipulato dagli eredi e successori della famiglia Giaconia l’atto di contentamento per la traslazione di esso altare all’interno della chiesa di Santo Stefano, dopo che il vescovo Mira aveva decretato la’abolizione della Cappella, poiché situata nella vanella angusta e pericolosa con poca frequenza di fedeli. Ancora oggi,presso quello che era una volta l’altare di Santa Margherita, si può osservare il bel quadro, di valente ma sconosciuto artista, raffigurante Santa margherita, sul quale si trova dipinto il blasone della famiglia Giaconia. La chiesa di Santo Stefano era intanto passata dalla omonima confraternita a quella, delli nigri, sotto il titolo della morte o delle Anime Purganti, che ne aveva rilevato la cura. Fondata nel 1597, la Confraternita delli Nigri continuava l’istituto di quella della morte che aveva avuto la sua chiesa, poi trasformata in case di abitazione, nella Strata di Santa Caterina come attestano le fonti. Cresciuta i potenza ed importanza, la Confraternita, acquistati gli immobili collaterali alla chiesa di S.Stefano, costruiva quella che è l’attuale chiesa del Purgatorio, definita poui nel prospetto nel 1668. All’interno della chiesa si trova anche la Cappella del Crocifisso e di S.Pietro Apostolo, fondata nel 1614 dal sacerdote don Gianvincenzo Di Martino, nella quale, oggi, troviamo anche una statua della Madonna Addolorata della quale aveva cura la nazione dei macellai. La chiesa ospitava le reliquie di S.Stefano, un ampolla del sangue dell’apostolo Pietro, quale nel giorno della di lui festività, si vede mirabilmente bollire con istupore dei fedeli, e , ancora una particella delle ossa di Santa Rosalia.
Nel 1867 la Baronessa Francesca Parisi, vedova del Barone Enrico Piraino di Mandralisca, faceva traslare dalla chiesa del Rosario il corpo del marito per deporlo all’interno del mausoleo marmoreo, opera dello scultore ingegnere Emanuele Labiso. Nel 1868 il piano della chiesa venne fatto ribassare, successivamente, nel 1884 fu realizzata l’elegante ringhiera della scala esterna.

DESCRIZIONE: Fra i pochi esempi del Barocco nella nostra cittadina. Si accede nella chiesa da una scalinata a doppia rampa, di particolare effetto scenografico. Il portale barocco è decorato da figure di anime purganti tra volute, cornici e maschere. Una costruzione d’età posteriore ha orbato la facciata della chiesa della torre destra. La torre sinistra, culminante in una cuspide, funge da campanile. L’interno della chiesa, che presenta una forma rettangolare, è suddiviso in tre navate da due file di colonne monolitiche. Sull’altare, in fondo alla navata centrale, campeggia un grande dipinto del 1813 raffigurante Cristo che impartisce l’eucarestia alle anime in pena. Arricchiscono la chiesa altri pregevoli dipinti distribuiti ai fianchi delle navate.

ORATORIO DEL SS:SACRAMENTO

SITO: L’Oratorio si trova in via Passafiume sul fianco destro della Cattedrale.

NOTIZIE STORICHE: Edificato nel 1688, è ancora oggi sede della Confraternita del “Santissimo”. Tale confraternita è chiamata anche dei bianchi, per il caratteristico costume bianco, e si contrappone a quella dei “Neri”, che invece fa riferimento alla chiesa del purgatorio.
Nel basamento della costruzione, presso l’avvio della rampa d’accesso, si trova, riusato un concio, un grande blocco calcareo, molto probabilmente proveniente dalla necropoli ellenistica della città. Sulla faccia vista del blocco si può osservare un’iscrizione funeraria, in lingua e caratteri greci. Il testo è inciso su due righe, e secondo gli archeologi si può leggere come “Sosi Nynfn, Krafaghe Chaire”, cioè “A Sosis delle Ninfe, al ghiottone, addio”. A proposito di questa iscrizione uno studioso locale, che leggeva diversamente, riferiva che essa era provenuta dalle vicinanze della Porta Piscaria, alla marina: cosa non impossibile, ma solo una tappa intermedia di una serie di spostamenti dalla necropoli alla collocazione attuale.

DESCRIZIONE: Dal punto di vista architettonico l’Oratorio si presenta con una facciata semplicissima, sormontata da un timpano ad andamento mistilineo, dalle curve tipicamente barocche. Nel timpano si aprono tre finestre con arco a tutto sesto, delle quali la centrale alloggia una campana. Un cornicione fortemente aggettante segna il passaggio tra il paramento ed il timpano. Sull’asse del fronte, nella parte superiore del paramento, si apre un occhio circolare.
All’Oratorio si accede per una breve scala, parallela alla facciata, e per due porte gemelle si entra direttamente nell’unica navata. Stipiti e trabeazioni di entrambe le porte sono scolpiti in pietra lumachella.

CHIESA DI SAN LEONARDO GIA’ SAN GIORGIO

SITO: La chiesa si trova sul lato sud di via Porto saqlvo, all’angolo con via vittorio Emanuele.

NOTIZIE STORICHE: La chiesa di San Giorgio è menzionata per la prima volta in un documento del gennaio 1159 trascritto da un codice menbranaceo dell’Archivio capitolare della cattedrale di Cefalù, a firma del vescovo eletto Bosone, del priore Bagnara, con cui Bosone dona e concede a Roberto, Arcivescovo di Messina, una casa con le sue pertinenze, specificandone i confini.
…Ad meridiem habet vicum publicum qui descendit a domo regia ad St Georgium. In una pergamena datata 1252 abbiamo un’altra conferma dell’esistenza della chiesa in età antica. Gli storici successivi sono stati tutti concordi nell’affermare che tale chiesa fu innalzata da Ruggero ancora prima della Cattedrale. Nel 1648 la chiesa ormai intitolata a S. Leonardo venne aggregata alla “Casa delle orfanelle riparate”, come si legge nella lapide dedicatoria, murata unitamente allo stemma del Vescovo, sopra il portale d’ingresso. Nel 1875, infine, per “vetustà crollante” fu restaurata.

DESCRIZIONE: Della chiesa ruggeriana resta ben poco : un grande portale occluso, che prospetta sull’attuale via Vittorio Emanuele e che doveva essere l’accesso principale alla chiesa, e un altro laterale, venuto alla luce durante l’ultimo restauro. Il portale principale era in luce già prima del restauro ma tompagnato  e poco visibile nelle sue parti visibili. Sebbene tompagnato e in parte mancante della zona inferiore in seguito all’apertura di due magazzini, il portale principale è ancora leggibile nella sua struttura architettonica e figurativa. E’ formato da un arco a sesto acuto limitato da una larga raggiera di conci a ghiera ribassata che incornicia i rincassi dati da due grossi cordoli binati, che nella zona inferiore si sviluppano a mò di semicolonnine con capitelli a motivi floreali e volute che a loro volta si impostano su una coppia di palmette uncinate, palmette che richiamano il motivo di alcuni capitelli della Cattedrale.
Una cornice sopra i capitelli si estende oltre le colonnine binate sino allo stipite sagomato del vano porta, che si è conservato solo sul lato destro del portale e si interrompe al di sopra della cornice, proprio nel punto in cui si sarebbe dovuto impostare l’arco.
All’interno la chiesa si presenta ad aula. La parete più interessante di quest’ultima è senza dubbio quella del coro. Si tratta di due tribune sovrapposte: la superiore, incorniciata da un grande e profondo arcone, si affaccia in tutta la sua ampiezza direttamente sulla navata, protetta solo da una transenna di legno a grata; la inferiore si inserisce nell’apertura dell’ arcone superiore, ma al vuoto di questo oppone il pieno di un muro e nello stesso tempo l’effetto chiaroscurale determinato dalla successione di tre arcate in esso aperte, una più grande al centro, due più piccole ai lati, sottolineate da leggere cornici in stucco che aggettano sulla navata con tre cantorie in legno dipinto, che sono sicuramente i soli arredi notevoli della chiesa. Hanno forma poligonale con esili colonnine a sottolineare gli angoli e con base che va rastremandosi ad imbuto. Nei riquadri fra le colonnine sono raffigurate scene floreali e, nelle sottostanti cornici, piccole scene paesistiche, il tutto con una delicatezza di tocco e di colore che fanno di queste cantorie il più bello esempio del settecento cefaludese nel campo delle arti minori.

<<< Torna alla pagina precedente