Cefalù – Mura Megalitiche

La più notevole testimonianza emergente dell’antica Kephaloidon è costituita dalle mura di fortificazione, cosiddette “megalitiche”, che integrando la difesa naturale della Rocca, proteggevano la città dagli altri lati e lungo la costa. Esse costituiscono, insieme al Duomo, uno dei tratti più caratterizzanti della cittadina e tale dovette essere la loro funzione fin dal sorgere del centro urbano, non certo casualmente definito frourion (fortezza). Questo aspetto, del resto, era ancora peculiare nel IX sec. Quando giunsero gli arabi, tanto che Edrisi potè descrivere Cefalù come una “fortezza…fabbricata sopra scogli contigui alla riva del mare”.

La cinta muraria venne utilizzata, con opportuni restauri ed integrazioni, fino all’Ottocento. Oltre i resti monumentali, lo documentano alcune significative testimonianze grafiche, tra cui la celeberrima veduta prospettica pubblicata dal Passafiume nel 1645 e quella più recente, dell’800 del Moore da Est. Basandosi sui numerosi tratti rimasti e su queste antiche piante si è potuto ricostruire il perimetro delle mura dell’antica Kephaloidon. Esse seguono la linea della costa, impostandosi direttamente sulla scogliera naturale, per piegare verso la Rocca, cui si saldano con le estremità in corrispondenza di larghe fenditure naturali, mediante la creazione di due bracci di muro alla costa. Questo circuito, malgrado i numerosi rifacimenti, non pare aver subito nel tempo alcuna deviazione dal suo originario tracciato. La caratteristica principale è una certa linearità dei vari tratti rinforzati, nelle stoccature indispensabili, da torrette leggermente sporgenti dalla cortina e molto sviluppate nel senso della larghezza, nonché da veri e propri baluardi presso gli angoli. Almeno fino al ‘600, lungo le mura , si aprivano quattro porte: due verso sud, “porta terra” in piazza Garibaldi, e “porta Ossuna” in Piazza Cristoforo Colombo; una sul mare verso ovest, “porta della marina o pescaia” e l’altra verso est “porta giudecca”, presso la chiesa di S.Antonio.

I resti pervenuteci sono ben distinguibili secondo tre differenti tecniche costruttive: una di tipo poligonale; una a pietrame minuto con uso di malta(del periodo bizantino); e una, infine, assai recente(forse di età borbonica), di modesto spessore, a doppio paramento di pietre vive e ben cementate tra loro.
Passando in rassegna i tratti superstiti a partire da sud, la prima testimonianza è costituita dalla parte inferiore di una torre inglobata nelle strutture della chiesa di S. Maria della Catena, ad est di Porta terra, il più importante accesso dell’antica città che immetteva direttamente nel cardo maximus.
La torre è costruita a grandi blocchi di forma trapezoidale, disposti secondo piani di posa per lo più orizzontali e con faccia esterna parzialmente sbozzata. Dopo la porta la cortina si dirige verso il mare secondo un allineamento SE-NO. La tecnica adottata in questo tratto pare meno accurata e soprattutto paiono meno grossi i blocchi. L’integrità di questo tratto che si conclude con la porta Ossuna, è fortemente compromessa da forti manomissioni, il settore successivo fino a porta della marina è conservato quasi completamente nei rifacimenti tardi inglobati negli edifici di abitazione. Anche qui dovevano trovarsi delle torrette, ma oggi confuse tra i numerosi corpi aggettanti dalla cortina. La porta giudecca si è conservata nel suo aspetto seicentesco, con una fornice ad arco sormontato dallo stemma dei Re di Sicilia.

Il settore settentrionale della fortificazione è il più lungo, oltre che il meglio conservato. Proprio questa parte consente di fare le osservazioni più analitiche sulla mura di Cefalù ed è quella che maggiormente ci dà l’impressione della loro monumentalità. Per quanto riguarda la tecnica, notiamo qui la preferenza per grossi blocchi trapezoidali disposti secondo piani di posa orizzontali e, chiaramente più che altrove, la presenza di integrazioni e sovrapposizioni di età posteriore, dal periodo bizantino in poi, a pietrame minuto con uso di malta.

La datazione delle mura di Cefalù, nel tempo, ha subito notevoli variazioni. Infatti, le cronologie ottocentesche che le riferiscono a popolazioni pelagiche o comunque al periodo antecedente la colonizzazione greca, si è passati, da parte di alcuni specialisti, a una generica datazione del VI-V sec. a.C. Ma non manca qualche voce isolata sia riguardo a datazioni più alte che riguardo a datazioni più basse.

In effetti la cronologia del primo impianto della fortificazione è dubbia per la mancanza di associazione delle strutture con materiale databile, per cui, pur essendo limitativo, il criterio di datazione si è dovuto basare sulla tecnica dell’edilizia. Procedendo in questo senso si è riscontrato che tutti i confronti possibili riportano a fortificazioni databili dalla fine del V sec. a.C. in poi.

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