Cefalù – Osterio Magno

L’edificio dell’Osterio Magno, già nelle prime carte topografiche di Cefalù, era quello che più spiccava per imponenza, secondo solo alla Cattedrale. La storiografia la indica come la residenza di Ruggero II, la così detta “Domus Regia”, passata poi ai nobili Ventimiglia almeno fino al 1602 quando Giovanni, Vicerè del regno nel 1606-1607, ne passò la proprietà a Simone Di Fiore. Dagli eredi di questo nel 1603, venne ceduto al Convento di San Domenico che a sua volta lo concesse in enfiteusi a varie persone che ne fecero abitazioni, magazzini e persino carcere. Nonostante le varie utilizzazioni, l’edificio mantenne il suo aspetto nobiliare e viene puntualmente descritto da fonti della fine del XVIII con interessantissime testimonianze del complesso architettonico.
L’inquadramento stilistico tra il XIV e il XV secolo è dovuto allo studioso Salvo di Pietraganzili che comparò nel suo lavoro l’Osterio con altri episodi architettonici come il Duomo e Palazzo Steri a Palermo. Per analogia datò anche il piccolo edificio di fronte, sul corso Roggero tramandando la denominazione di Osterio piccolo. Di questo edificio rimane la torre, riconoscibile nel campanile della vicina Chiesa dell’Annunziata.

Recenti studi sui Ventimiglia hanno permesso alcune chiarificazioni sulla datazione dell’Osterio. Alla fine del ‘200, quando erano già signori di Sperlinga e di Geraci.  la famiglia Ventimiglia edificava il palazzo a Cefalù. Intorno alla fine del XIV secolo si può dunque ipotizzare l’ultimazione dell’edificio con la torre a tre elevazioni e la merlatura, così come appare nel documento ritrovato durante i lavori di restauro nel 1990.

 L’Osterio sviluppava la sua fabbrica intorno ad un cortile, dal quale si dipartiva lo scalone esterno di comunicazione con il piano nobile del palazzo. Attualmente l’Osterio si compone di tre corpi di fabbrica costruiti in momenti diversi. Si leggono chiaramente  negli elementi architettonici delle facciate le differenze stilistiche e temporali di costruzione. La mole imponente della torre con pianta quadrangolare è, fino ad una certa altezza, costituita da mura di un edificio di epoca normanna. Gli scavi archeologici, hanno individuato numerose tracce di abitazioni di epoca ellenistica, un follaro di Ruggero II e un frammento di bacino invetriato del XII secolo. Lungo corso Ruggero si estende un corpo rettangolare del quale sono state recuperate due bifore. Si ignora dove potesse ricadere l’ingresso del palazzo sul Corso Ruggero perché le numerose aperture dei negozi e il notevole abbassamento del piano stradale effettuato agli inizi del ‘900, non permettono di indicare una collocazione. Al piano nobile si apre la finestra più monumentale, la trifora di chiara impronta chiaramontana che riprende quelle di palazzo Steri a Palermo. Della terza elevazione fuori terra della torre, riportata dalla cartografia dell’epoca, con la parte terminale merlata,accorciata per motivi politici nel sec. XVIII, sono rimasti solo dei conci lapidei dei sedili della finestra che si apriva su quella via.

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