Cefalù – Santuario di Gibilmanna
SITO: Gibilmanna, dall’arabo “Gibel el mann””, Monte della manna, perché un tempo zona ricca di frassini; o da “Gibel el man”, Monte proibito, forse per il fitto dei suoi boschi, o anche per il divieto dei saraceni che temevano la forte devozione per la Vergine; o infine, da “Gibel el iman”, più semplicemente, Monte della fede. Dista 14 Km da Cefalù.
DESCRIZIONE E STORIA: Il Santuario che vi sorge è dedicato alla SS. Vergine ed è circondato da querceti e castagneti. Da sempre il santuario è centro di gravitazione religioso e sociale. Fa corpo col Santuario il complesso conventuale dei Frati Minori Cappuccini che detengono il luogo dal 1535. La chiesa, come l’ammiriamo oggi, con l’ampio portico in stile gotico e con i campanili a guglie piramidali che richiamano la Basilica Cattedrale di Cefalù, è il prodotto di non poche modifiche e sostituzioni che, nel tempo, hanno inciso in maniera determinante sull’impianto originario, superando la semplicità delle forme dell’architettura cappuccina.
La chiesa, che sorse nel breve giro di cinque anni(1619-24), fu edificata per sostituire l’angusta chiesetta appartenuta ai Benedettini che ddal VII sec. Vi promossero il culto della Madonna. E’ certa infatti, in Gibilmanna la presenza di un piccolo cenobio benedettino che la tradizione identifica con uno dei sei fatti edificare per volere di Gregorio Magno (540-604) prima ancora che questi fosse elevato alla Cattedra pontificia (590).
In epoca incerta e per motivi non ben determinati, presumibilmente per l’invasione saracena (se.IX) e, non ultimo, per la rigidezza e povertà del luogo, i Benedettini abbandonarono Gibilmanna. Dell’originaria chiesetta rimane un pregevole affresco della “Madonna con Bambino”, probabilmente del XIII secolo, di mano ignota, sistemato nell’attuale Cappella della Madonna, definita nel 1625, insieme ad un Crocifisso ligneo da alcuni ritenuto di manifattura siciliana del XIV secolo. Dall’abbandono dei Benedettini all’insediamento dei Cappuccini la chiesetta fu custodito da vari eremiti l’ultimo dei quali fu Giuliano de Placia a cui deve, secondo una pia credenza fortemente radicata nella coscienza del popolo e costantemente tramandata nel corso dei secoli, l’avventuroso trasporto del simulacro marmoreo della Madonna fin su a Gibilmanna.
La famosa e bella statua di Maria col bambino, che le fonti riportano come di mano ignota, è in realtà con sicurezza da attribuire ad Antonello Gagini, artista siciliano del ‘500 dallo stile morbido e raffinato. Nel 1785 la Cappella della Madonna si arricchì di un fastoso altare barocco, opera di Baldassarre Pampillonia, destinato alla Cattedrale di Palermo, su cui è adagiato un magnifico paliotto di marmo variegato.
Tra le opere del Santuario si segnalano, tra l’altro: una grande tela raffigurante l’Assunzione di Maria, opera di ignoto del 1623; un Ecce Homo dipinto con succhi d’erbe e fiori di campo da P. Sebastiano Majo da Gratteri, fondatore del Convento di Gibilmanna; un antica custodia in legno, nell’altare maggiore, intaglio complesso e delicato di Pietro Bencivinni da Polizzi Generosa del 1710.

