Cefalù – Tempio di Diana

Al di fuori del reticolato urbano, in posizione elevata ed incombente sull’abitato stesso, va segnalato l’edificio megalitico, noto come tempio di Diana, la cui specifica funzione, pur essendo assai dubbia può trovare una corretta lettura solo in relazione alla particolare posizione topografica.

L’edificio comprende due vani dislocati ai lati di un corridoio, notevolmente decentrato, in corrispondenza dell’unica porta di accesso con architrave e stipiti elegantemente modanati. Il prospetto non ha un andamento rettilineo e, dopo una fronte di 11m. circa, presenta, subito al di là della porta, una leggera rientranza e quindi un nuovo tratto parallelo al primo; questa parte rientrante corrisponde esattamente ad uno degli ambienti. I due vani si aprono nel corridoio con due porte architravate, simili alla principale. Tutto il complesso sembra essere sorto in chiara correlazione con la cisterna protostorica, visibile in fondo al corridoio, a ridosso della oparte posteriore che è appoggiata al declivio della Rocca.

L’edificio è stato finora visto come avvolto in un’aura di mistero e genericamente considerato tra i più vetusti di Sicilia. E, ancora oggi, malgrado le ricerche sul terreno, con le quali sono state rimosse le superfetazioni seriori, e malgrado le recenti esegesi storico-artistiche, persistono valutazioni di questo tipo in ossequio a certi preconcetti idealistici legati ad una versione romantica della cultura e dell’arte.

Nel complesso si riscontrano con chiarezza almeno tre fasi cronologiche distinte: la prima relativa alla realizzazione della cisterna, databile, al XI sec. A.C., la successiva all’impianto del recinto a grandi blocchi rozzamente squadrati, in tutto simili per tecnica alle fortificazioni lungo la riva del mare e come queste databili a partire dalla fine del V sec. A.C.; l’ultima fase infine, relativa ai due filari superiori, palesemente “arcaizzanti”, alle architravi ed agli stipiti modanati, è un vero e proprio restauro da collocare nel II sec. a.C.
La funzione dell’edificio non poteva originariamente che essere sacra e va connessa con la preesistente cisterna. Ma alla funzione sacra, che l’edificio non dovè perdere mai, se in età bizantina vi si impostò al di sopra una chiesetta si aggiunge quella difensiva in relazione alla posizione e alla particolare realizzazione tecnica che, non certo casualmente, è analoga a quelle delle fortificazioni.

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